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[...] Da lassù la veduta era incredibile perché quello era il punto più alto della città; e guardando in ogni direzione si vedeva la sottostante distesa dei coppi e perfino i campanili delle chiese che li sovrastano: quello del Duomo, quello di San Francesco, quello più lontano di San Giovanni e gli altri minori di San Giacomo, San Giuseppe e San Cassiano e tutti gli edifici notevoli della città, la cupola di Sant'Ubaldo tutta embricata di lamine di piombo, il tetto a spioventi del palazzo del Conte e i merli guelfi del palazzo ducale; e soprattutto, lì sotto, la mole tetragona di Rocca Costanza, il vecchio carcere, dove don Ettore aveva abitato per qualche anno dopo la chiusura del discolpato. Un belvedere dalla mattina alla sera: il mare Adriatico, la schiena dell'Ardizio, i nuovi quartieri che s'arrampicavano sulle colline modificandone il profilo; il San Bartolo, sormontato dal faro bianco che s'accendeva ogni sera prima di Vespero e poi sciabolava il cielo per tutta la notte col suo costante ritmo spondaico, in modo che anche nei peggiori fortunali sapessero dov'era la salvezza. [...] 

 

da La badante: un amore involontario
E/O, 2004, p. 19

 

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