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Profilo biografico

Anche se dimenticato a lungo, Morselli è ormai considerato una delle personalità più profonde, suggestive e complesse del primo novecento letterario pesarese, sia per la sua opera di scrittore e drammaturgo che per il percorso biografico avventuroso e tormentato. Nei primi anni di vita segue il padre, avvocato demaniale, prima a Modena e in seguito a Firenze dove, dopo aver tentato senza molta convinzione gli studi universitari in medicina e in lettere, trova un ambiente culturale fertile e perfettamente in sintonia con le sue inquietudini e curiosità intellettuali. Qui si lega infatti in uno stretto rapporto d’arte e amicizia al cenacolo fiorentino di Alfredo Mori, Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini. Dal 1903 il suo spirito d’avventura lo spinge a solcare i mari di mezzo mondo, dall’Africa del Sud all’America Latina, assieme al poeta e drammaturgo toscano Federico Valerio Ratti. Rientrato in Italia, si trasferisce a Roma dove si muove con difficoltà nell’ambiente giornalistico e dell’editoria, e dove si sposa. Al 1909 risale il debutto con la prima opera letteraria - Favole per i re d'oggi - accolta con discreto favore dalla critica ma anche con sconcerto per il contrasto tra gli intenti moralistici della tradizione favolistica e l’ironia dell’autore. Nel 1910 viene rappresentata la sua prima opera teatrale - Orione (un semidio carnale e avido che si impossessa di tutto quello che gli capita a tiro) - ed è un trionfo. Segue però il silenzio di anni tristi e travagliati in cui, tra l’altro, Morselli si ammala di tisi e vive di stenti, pur continuando a scrivere (Acqua sul fuoco, Il domatore Gastone, La prigione, Storie da ridere e da piangere, Il trio Stefania). Nel 1918, per un errore burocratico, viene accusato di diserzione e rinchiuso per tre settimane nel carcere pesarese di Rocca Costanza. Finalmente, nel 1919 arriva per l’artista un altro, più grande, trionfo con la prima rappresentazione del Glauco (pescatore divenuto dio marino che si accorge troppo tardi che la felicità non è gloria e potere). Osannato da pubblico e critica, Morselli viene salutato dai contemporanei come il maggior poeta drammatico del suo tempo, unica alternativa italiana, in senso antieroico, al mito dannunziano. Due anni dopo, il 16 marzo 1921, muore a Roma a soli 39 anni; qui è sepolto nel Cimitero Monumentale del Verano. Gli ultimi due lavori sono Belfagor e Dafni e Cloe. La sua città natale gli ha dedicato una via e l’Istituto Magistrale Statale fondato nel 1935 (oggi Liceo Socio Psicopedagogico).

 

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