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Profilo biografico

Edoardo Garrone - questo era il suo vero nome - nasce a Novara il 2 marzo del 1904, da Giuseppe e Maria Antonietta Mercalli in una famiglia di origine piemontese che ben presto si trasferisce a Pesaro; qui Garrone compie i primi studi e vive a lungo, alternando soggiorni in questa città a numerosi viaggi. Studia e si laurea in Lettere a Bologna con una tesi su Verga, pubblicata postuma nel 1941 da Luigi Russo. Di temperamento vivace e spesso polemico, Garrone condivide con molti coetanei la smania di azione, il vitalismo che caratterizzarono per molti versi quegli anni, e insieme esprime, con la sua vita e negli scritti, l'aspirazione profonda a una dimensione autenticamente etica dell'esistenza, aspirazione perseguita sia nella tranquilla vita di provincia sia ricercando l'avventura e il pericolo nei viaggi. La sua personalità, complessa e problematica, può rappresentare il simbolo di una generazione che, formatasi alla vigilia del fascismo, proprio al fascismo dette la sua romantica adesione nell'illusione di poter ritrovare in quell’ideologia la forza capace di risanare i secolari mali d’Italia. Dal 1928 al 1931 collabora al quotidiano di Ancona “Corriere adriatico”;  fra il 1929 e il 1930, si lega al milieu culturale del fascismo romano che faceva capo a Giuseppe Bottai, pubblicando anche su “Il Lavoro fascista,” sulla rivista d'area gentiliana “La Civiltà fascista” e sul Resto del carlino. In quest'ambito stringe amicizia con Berto Ricci, intellettuale organico che mirava a combattere e riformare dall'interno le tendenze più retrive e accademiche della cultura di regime. Davvero ricca la produzione in prosa di Garrone, caratterizzata da uno stile spesso avvicinato a quello di D'Annunzio; di fatto, influssi dannunziani, insieme con quelli di personalità quali Serra, Slataper e anche Piero Gobetti, sono rintracciabili in certi suoi atteggiamenti e in alcune scelte stilistico-lessicali. La sua prosa esibisce un dettato limpido, essenziale, fortemente ritmico, il registro ora alto ora colloquiale ma sorvegliatissimo, è concentrato sul paesaggio - quasi sempre descrizione della natura nella sua forza e bellezza primigenie - e su personaggi, di preferenza popolani, autentici e sanguigni, fiaccati nell'animo dall'alienante metropoli: il tutto, però, sospeso in un tempo metastorico, d'immobilità verghiana, o immerso in atmosfere metafisiche alla Rosai. Il desiderio di evadere da un'Italia troppo provinciale - chiaramente espresso in una lettera scritta da Pesaro nel '29 a L. Bartolini - lo conduce, ai primi di giugno del 1930, a Parigi, meta da lui sempre vagheggiata in alternativa con Mosca; a Parigi muore stroncato da una setticemia, il 10 dicembre 1931. La maggior parte del lavoro di Garrone restò inedita nel corso della sua vita: gli scritti teatrali e i carteggi sono reperibili presso il Fondo Garrone dell'Istituto di Filologia Moderna dell'Università degli Studi di Urbino; alcuni abbozzi che si trovano nei manoscritti sono stati segnalati da L. Russo nell'edizione da lui curata di G. Verga di Garrone.: Pensieri zoppi, 1922; Resurrezione, 1922. Fra le pubblicazioni postume ricordiamo: Prose, a cura U. Fagioli, Ancona 1934; L. Bartolini, Lettere di G., in La Ruota, II (1938), 3, p. 69; Lettere, a cura di B. Ricci - R. Bilenchi, Firenze 1938; Fiducia mattutina. Lettere di G. a un amico, a cura di V. Chiocchetti - U. Tomazzoni, Rovereto 1938; Sei prose, a cura di M. Valsecchi, Milano 1942; D. Garrone - E. Persico, Epistolario, a cura di M. Valsecchi, Forlì 1943; Sorriso degli Etruschi, a cura di M. Valsecchi, Milano 1944; Le più belle pagine, a cura di D. Lombrassa, Firenze 1973; Terra di Marche: paesi, paesaggi, figure, Massimiliano Boni Editore, 1993; Carteggi con gli amici (1922-1931), a cura di T. Mattioli - A.T. Ossani, Pesaro 1994.

 

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