Profilo biografico

Considerato l'ultimo rappresentante della prassi cortigiana teorizzata da Baldassar Castiglione, Ludovico Agostini è stato, prima ancora che un cortigiano di fatto, un 'cortigiano nello spirito', che della corte roveresca descrisse il vivere tra la spensieratezza dell'edonista e i rigori morali ed etici della Controriforma. Nasce a Pesaro il 6 gennaio del 1536, da una famiglia di antica origine umbra dedita ad una fiorente attività molitoria. Iniziati gli studi di legge all'università di Padova, deve lasciare la città poiché ha ucciso in duello un compagno di corso. Più tardi riprende gli studi di legge a Bologna, dove intreccia un idillio con una giovane donna di nome Gentile, ricordata poi nelle sue rime e lettere. Nel 1557 ritorna a Pesaro, dove si adegua all'atmosfera serena e godereccia che spira intorno alla corte del duca Guidobaldo II della Rovere. Fra il 1560 e il 1562, il patrimonio familiare di Agostini subisce un grave colpo dando inizio alla decadenza economica della famiglia; tuttavia la vita di Ludovico non cambia: di quel periodo è un viaggio a Venezia, di qualche anno più tardi è il suo grande amore per Virginia Vagnoli, insigne cantante a cui dedica gran parte del canzoniere amoroso e che chiede in sposa, rifiutato però per intromissione del padre di lei, a causa delle sue non più floride condizioni economiche. Dopo questa, altre sciagure si abbattono su di lui: nel 1570 muore la madre, mentre nel 1571 i Vagnoli, che aveva continuato a frequentare, lasciano Pesaro. In Agostini  matura sempre più l'inclinazione alla malinconia e alla meditazione religiosa: si chiude la prima parte del canzoniere, dedicata alle gioie di un amore presente e si apre, petrarchescamente, la seconda parte, in cui si effonde il dolore per la lontananza della donna amata. Fra il 1560 e il 1569, si colloca una vasta produzione in versi che lo qualifica come uno dei tanti petrarchisti del tempo; ma accanto alle rime di contenuto amoroso si trovano già composizioni religiose o politico-religiose, che fanno intravvedere in lui lo scrittore della Repubblica immaginaria. Tra il 1572 e il 1574, si dedica alla stesura di Le giornate soriane, l'opera più significativa per la cultura pesarese; si tratta del resoconto di undici giornate di villeggiatura trascorse da un gruppo di amici tra le ville del San Bartolo, e in particolare all'Imperiale. Nel quadro degli svaghi e delle bellezze naturali, si trovano lunghe divagazioni moralistiche, intermezzi poetici,  ridondanze letterarie ma anche un'insolita descrizione dell'ambiente culturale e aristocratico della Pesaro roveresca, tuttora insostituibile per la comprensione di quella regione. Fra il 1583 e il 1584, Agostini si applica a quella meditazione della Bibbia da cui nacque l'opera sua maggiore, il dialogo L'Infinito,  incentrata su argomenti e riflessioni tratti soprattutto dai libri della Genesi e dell'Esodo. Nella quarta parte dell'opera, intitolata alla Repubblica immaginaria, l'autore traccia un profilo di stato utopistico, ispirato agli ideali di rigore morale e politico della Controriforma. Nel 1604, il duca gli offre il governo della rocca di Gradara che Agostini accetta. Sarà proprio qui che trascorrerà malato gli ultimi anni della sua vita, continuando però a scrivere fino alla morte (luglio 1609). Quasi tutte le opere di Agostini sono inedite. Le rime sono conservate perlopiù in un codice della Marciana che contiene anche il Discorso della qualità de amor, e in uno della Oliveriana di Pesaro. Le Giornate soriane sono nel cod. 191 della Oliveriana e, in una tarda copia ottocentesca della stessa Biblioteca. La Lettera all'Italia è conservata in due codici: l'esemplare di omaggio al duca di Urbino (Biblioteca Vaticana) e l'autografo originale (Biblioteca Oliveriana). L'Infinito, inedito nelle prime tre parti, è conservato presso la Biblioteca Oliveriana. Le Lettere sono sparse in varie biblioteche d'Italia. Le giornate soriane è stato pubblicato nel 2004 da Salerno Editrice, in tiratura limitata e numerata.

 

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